... si... può... fare! (citazione da Frankestein junior) Quella della foto è guarnita con prosciutto, mozzarella, melanzane grigliate, pomodorini secchi.
Oggi mi sentivo sollevata. Sì, perchè è terminata la fase degli scritti agli esami di maturità, sempre molto delicata e impegnativa, sia per gli alunni che per gli insegnanti. Sottolineo che faccio parte, in veste di membro interno, della commissione con il maggior numero di esaminandi dell'intera provincia di Brescia (della serie: se non sono grandi imprese non le vogliamo). Il che, tradotto in soldoni, significa che mi sono smazzata una quantità industriale di elaborati da correggere e valutare in tempi strettissimi. Fortuna che la Mariassstella ques'anno ci ha fatto pervenire una documentazione leggera leggera, e per giunta facilina: così i miei alunni, allenati a stilare chili di articoli e/o saggi sui materiali più improbi (come le prove degli anni scorsi), hanno lavorato sereni e io ho revisionato quasi in perfetta letizia. Ma, insomma, correggere è sempre correggere, soprattutto in sede di esame. Le parole sono pietre, diceva Carlo Levi in un suo splendido saggio: figurarsi i numeri.
Tutta questa premessa per dire che, lasciata alle spalle la parte più improba dell'esame, mi sono sentita improvvisamente alleggerita. E anche se non sono in vacanza perchè continuerò a esaminare fino al 14 luglio, per una giornata mi sono ritrovata pienamente padrona del mio tempo e per festeggiare l'inconsueto avvenimento ho deciso di sfogarmi in modo diverso dal solito. In cucina. Ed ecco il risultato: a pranzo straccetti di pollo in salsa di pomodoro; a cena, plum-cake salato con formaggio feta, pomodorini secchi e pepite di prosciutto (con melanzane grigliate e pomodorini ciliegia)
I commensali hanno gradito e stavolta anch'io ho preso un buon voto! :-)
Questo video è stato scovato su YouTube dalla mia amica Letizia. Ritrae un violinista che suona all'ingresso della metropolitana di Washington in una fredda mattina di gennaio. La gente gli passa accanto frettolosa. Pochi gli lasciano qualche spicciolo, meno ancora si fermano ad ascoltarlo. Eppure qul violinista suona con abilità prodigiosa uno dei gioielli della letteratura violinistica, la Ciaccona in re minore di Bach. Alla fine del pezzo, si sente appena qualche applauso distratto. Solo una donna vestita di scuro si rivolge al musicista, perchè l'ha riconosciuto: è Joshua bell, concertista di fama internazionale, che solo due giorni prima aveva ottenuto il tutto esaurito al teatro di Boston (costo del biglietto: cento dollari). La donna commenta entusiasta "questa è una di quelle cose che possono succedere solo a Washington D.C!" Ma non si tratta di un caso: la performance di Bell era stata organizzata dal Washington Post per verificare mediante questo singolare esperimento quanto siamo capaci di percepire la bellezza nell'affannoso turbinio della vita quotidiana. E quanto tempo siamo disposti a sacrificare per gustarla un po'. Valutate con i vostri occhi...
E' proprio vero che su Internet c'è di tutto, persino il metronomo! L'ho scoperto sul sito di Rosangela Bonardi, alias Harpo. Copio il link per chi, come me, tra un trasloco e l'altro scopre di avere il suo metronomo a sessanta chilometri di distanza... http://www.metronomeonline.com/
La sua vittoria alla prima edizione del concorso Tchaikovskij, a Mosca nel 1958, ha qualcosa di leggendario. Non ci si aspettava che fosse un americano - un dinoccolato texano dalle mani enormi di nome Van Cliburn - a surclassare tutti, in piena guerra fredda. Tant'è che i membri di giuria, prima di assegnargli il premio, avevano prudentemente consultato il presidente Kruschev. Il quale pare abbia dichiarato: "E' il migliore? Allora dateglielo".
E così Van Cliburn è diventato il "texano che ha conquistato l'URSS", come si legge anche sulla copertina del Time che gli è stata dedicata dopo la storica vittoria. Vent'anni dopo, nel 1978, moriva il padre di Cliburn e il concertista iniziava a diradare drasticamente le sue apparizioni in pubblico. Oggi i suoi concerti si contano sulle dita di una mano, ma Cliburn resta comunque un punto di riferimento per il panorama artistico internazionale anche per la fondazione che porta il suo nome e che organizza l'omonimo concorso pianistico. La competizione si tiene in Texas a Fort Wort ogni quattro anni ed è una delle più ostiche tra i concorsi pianistici internazionali; si articola infatti in quattro prove e prevede, oltre che recital solistici di durata crescente, due concerti per pianoforte e orchestra e un'opera con quartetto d'archi (la terza prova è articolata in due sessioni, una solistica e una cameristica, appunto). Il livello dei concorrenti, come si può bene immaginare, è elevatissimo. Quest'anno il primo premio è stato assegnato ex-aequo ("in a tie") a due giovani pianisti orientali, un cinese e un giapponese di diciannove anni non vedente dalla nascita. Per farvi un'idea di questo scontro tra titani, vi rimando all'archivio web della competizione, dove trovate la registrazione video di TUTTE le prove. Si tratta di documenti di grande interesse, ed è una fortuna che siano messi a disposizione di tutti: sono ore e ore di musica splendida splendidamente suonata da giovani provenienti da ogni parte del mondo (e i video permettono di cogliere le differenze tra le varie scuole). In finale è arrivata anche un'italiana, Mariangela Vacatello, davvero brava e determinata, che ha ricevuto anche l' "audience vote" dei visitatori del sito: un premio che ha sicuramente mitigato la delusione di trovarsi sul tetto del mondo pur senza averne raggiunto la vetta. Almeno per questa volta.
Anni fa (tanti) cantavo da contralto in un coro barocco. Il nostro repertorio era costituito da brani brevi ma interessanti, con qualche incursione nel moderno. In particolare, mi mandavano in sollucchero Jerusalem di Parry e un piccolo, severissimo anthem di William Croft (1678-1727) che, tra l'altro, dovevamo iniziare noi contralti in assolo (eravamo solo due!) introducendo un fugato piuttosto pepato, soprattutto tenendo conto che si dispiegava nell'arco di poche battute. Su YouTube oggi ho trovato un altro gioiellino di Croft, un dittico composto da una Sarabanda più un ground, di rara bellezza. Purtroppo non ho individuato un'esecuzione al clavicembalo, al quale i due brani erano sicuramente destinati, ma anche sull'arpa mantengono un fascino particolare, un'intonazione dolente e intensa, presente anche nel Put me not; mi ricorda un altro compositore che amo molto, Purcell. In attesa di trovarne lo spartito, ecco Sarabande and ground di Croft:
Hello! My name is Elena, and I live in Italy near beautiful Garda Lake. I teach in secondary schools but my "true love" is music: I'm a graduated pianist and I sing in a very good choir. I also started to study celtic harp as a self-taught person. In these pages I write mostly about classical music: I'm keen on ancient and baroque vocal music, piano music (... of course) and opera and... well, you can easily discover it by reading my blog; if you don't know Italian, dont' worry: this blog is full of music, and you're a welcome listener!