Finchè essa dura, voi stessi siete musica.
T.S. Eliot

giovedì 27 gennaio 2011

Per non dimenticare


Un sopravvissuto di Varsavia
è una delle pagine musicali che meglio descrive la ferocia, l'orrore, l'insensatezza dell'Olocausto. Arnold Schoenberg compose musica e parole di questa cantata per voce recitante e orchestra nel 1947.
Il testo condensa due episodi relativi alla tragica vicenda del ghetto di Varsavia, cioè la sua "liquidazione" (1942) e la rivolta (1943). La narrazione non intende quindi essere storicamente fedele, a partire dal fatto che le camere a gas non si trovavano nelle vicinanze del ghetto. A tale proposito anche Schoenberg ammonì il pubblico: "Non dovremmo dimenticare mai questo, anche se eventi del genere non hanno avuto luogo nella maniera in cui li descrivo nel Sopravvissuto. Non importa. Il fatto essenziale è che io li ho visti nella mia immaginazione".

Il realismo della composizione è dunque prima di tutto psicologico. La musica dà corpo e anima alle emozioni come se imprimesse segni sulla carne viva: l'impotenza di trovarsi in balìa dei propri carnefici, lo struggimento della separazione dai propri cari, la violenza fisica, la disperazione, il riscatto.
I mezzi musicali con cui tutto questo avviene sono crudi, semplici, diretti: una fanfara di tromba annuncia il brusco 'risveglio' e l'arrivo del Feldwebel; quando gli ebrei sono separati gli uni dagli altri, i violini si abbandonano a flebile pianto; la concitazione nella conta dei corpi percossi viene segnalata da un convulso accelerando. La musica - figlia dell'espressionismo lancinante di Erwartung - asseconda i ricordi del narratore mediante drammatici cambi di timbro, dinamica e tessitura strumentale. Musica e parole sono quindi perfettamente sincronizzate, come se il narratore stesse vivendo nuovamente in tempo reale la sua drammatica esperienza.
Culmine di questo tormentato stream of consciousness è l'intonazione dello Shema Yisroel, cantato da un coro maschile che si sostituisce alla Sprechstimme del narratore: la sofferenza, la morte, la barbarie cedono il passo a una disperata quanto grandiosa rivendicazione della propria identità. Qui potete leggere il testo inglese dell'opera con la relativa traduzione, da accostare all'ascolto della bruciante interpretazione di Pierre Boulez (voce recitante, Gunther Reich)




Avvertenza: mesi fa sulle pagine di questo blog un lettore, sprovvisto della necessaria educazione e di quel senso di responsabilità che dovrebbe indurre ad apporre sempre la propria firma sotto ciò che si scrive, aveva lasciato un commento anonimo a favore delle farneticanti teorie negazioniste di don Floriano Abramovich. Avviso lui, e chi volesse seguirne "l'esempio", che chi cancella la storia e la pietà dell'uomo verrà a sua volta cancellato da questo blog senza repliche.

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3 commenti:

O-mewe+ ha detto...

dopo molto tempo dalla visione ho in memoria due film su questo tema, due opere in cui la musica parla di sofferenza e di lutto direttamente al cuore: canone inverso di tognazzi (http://www.youtube.com/watch?v=i8PQ_yT89Sc) e 4 minuti di Chris Kraus(http://www.youtube.com/watch?v=duHGXK1PZEM). cosa ne pensi fiordiligi? a me parlano dell'arte che salva la vita. un caro saluto

Anonimo ha detto...

ho twittato il link... puoi mettere un button anche per FB? daniela b.

Cristina Galizia ha detto...

a saperlo...metterò il video nel mio blog a proposito della Giornata della memoria. Ciao elena!